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Tendinopatia del tibiale posteriore

Il tibiale posteriore è un grosso muscolo della gamba che si continua in un tendine che decorre al di sotto del malleolo tibiale fino ad inserirsi al piede sullo scafoide e mandando numerose espansioni alle strutture della pianta e del versante mediale.

Per il suo decorso rappresenta il maggior stabilizzatore attivo del versante mediale del piede; in caso di sua assenza o alterato funzionamento il piede cede progressivamente sulla parte interna diventando piatto-valgo.

Le tendinopatie del tibiale posteriore possono riconoscere diverse cause in particolare

•    traumatica, secondaria a ferite o a traumi distorsivi

•    infiammatoria, come ad esempio nell’artrite reumatoide o in altre reumopatie

•    biomeccanica-microtraumatica secondaria a microtraumi ripetuti causati da un alteratoassetto del piede.

Quest’ultima evenienza rappresenta di gran lunga la principale causa di tendinopatie del tibiale posteriore; la situazione più comune è quella di un piede piatto valgo, anche non particolarmente grave, ma che comunque comporta un incremento di sollecitazioni funzionali sul tendine causandone un progressivo indobolimento fino ad arrivare a vere e proprie rotture; queste situazione causano ovviamente un graduale peggioramento del piattismo innescando un circolo vizioso che porta a condizioni di grave compromissione funzionale e di progressiva alterazione delle articolazioni tarsali. Nelle fasi iniziali il quadro clinico equivale ad una tendinite con tumefazione locale e dolore causate da infiammazione della sinoviale della guaina del tendine.

In fasi successive e più gravi il piede diventa sempre più piatto e valgo; tipicamente il paziente non riesce a sollevarsi sulla punta del piede in monopedestazione; è sempre presente un dolore tarsale dovuto al disassetto meccanico ed alla sofferenza articolare che può compromettere in maniera importante la deambulazione. Nelle situazioni più avanzate compare una artrosi delle articolazioni tarsali che rende il piede molto rigido e doloroso.

La diagnosi è fondamentelmente clinica basata sulla storia clinica e sul quadro obiettivo.

Per precisare la diagnosi e lo stadio evolutivo, in particolare per una programmazione chirurgica, sono indispensabili radiografie in carico e RMN del piede e della caviglia per valutare le condizioni del tendine e delle articolazioni tarsali. 

 

TRATTAMENTO

Il trattamento dipende dallo stadio evolutivo.

Nelle fasi iniziali in presenza di infiammazione senza alterazioni strutturali del tendine è sufficiente un trattamento conservativo con plantari per compensare l’alterato assetto meccanico e mettere a riposo il tendine associando terapie antiinfiammatorie farmacologiche o fisiche; in casi particolari di infiammazione persistente può essere utile una sinoviectomia chirurgica cioè l’asportazione della menbrana sinoviale cronicamente infiammata.

In situazioni più avanzate di rottura parziale o totale del tendine senza concomitanti alterazioni articolari è indispensabile un trattamento chirurgico volto a riparare il tendine, con sutura o sostituzione con tendini di vicinanza, ed a correggere l’eccessiva pronazione con osteotomie di calcagno o artrorisi.

Nei casi più gravi con associate alterazioni articolari si ricorre usualmente a tecniche di artrodesi delle articolazioni tarsali per correggere l’assetto del piede ed eliminare il dolore.

A queste metodiche, in particolare alle riparazioni del tendine, possono essere associate tecniche di stimolazione tissutale con uso di gel piastrinico o preparati analoghi.

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