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Lesioni legamentose acute della caviglia

Questo tipo di lesioni si verificano nella quasi totalità dei casi a carico dei legamenti laterali della caviglia che collegano il perone all’astragalo ed al calcagno. Il meccanismo è un movimento forzato in inversione cioè con la punta del piede diretta in basso ed all’interno; questo può verificarsi a seguito di traumi ad alta energia come durante attività sportive di contatto (calcio , rugby,..), cadute da gradini, ecc. o anche a seguito di traumi di relativa poca entità come a seguito di banali distorsioni.

A seconda dell’entità del trauma i legamenti possono andare incontro a stiramenti, allungamenti o lacerazioni parziali o complete; la conseguenza è una lassità acuta cioè la perdita di tenuta meccanica da parte dei legamenti (i legamenti sono delle strutture a nastro o a cordone che collegano due o più ossa vicine e che hanno la funzione di mantenerle a contatto). L’articolazione risulta pertanto poco stabile e soggetta a movimenti anomali che normalmente non possono venire eseguiti.

A livello della caviglia i legamenti possono cicatrizzare con relativa facilità a patto che vengano evitate sollecitazioni di trazione fino a completa guarigione. In genere la caviglia andata incontro ad un trauma distorsivo di una certa importanza si presenta tumefatta, specie al versante laterale. È piuttosto caratteristico in caso di rottura dei legamenti laterali la comparsa nell’immediatezza del trauma di una tumefazione delle dimensioni di un mezzo uovo causato dalla contemporanea rottura dell’arteria malleolare; dopo pochi minuti questo ematoma si diffonde ai tessuti circostanti e la caviglia appare diffusamente tumefatta.

Nell’immediatezza del trauma è possibile saggiare la stabilità della caviglia con manovre forzate che riproducono il meccanismo traumatico; in caso di rottura dei legamenti la caviglia appare ballante ed è possibile imprimere movimenti anomali che nella caviglia normale non si verificano. In genere la sintomatologia dolorosa è piuttosto intensa sia alla palpazione che ai tentativi di mobilizzazione e la deambulazione risulta molto difficoltosa.

Nei giorni successivi compare una caratteristica ecchimosi al di sotto del malleolo laterale.

Dal punto di vista della diagnostica strumentale è indispensabile un esame radiografico per escludere presenza di fratture. Altri esami, come la RMN, in generale sono poco utili nell’immediatezza del trauma per l’importante spandimento emorragico che altera l’indagine. Possono essere eseguite radiografie sotto stress, cioè mobilizzando forzatamente la caviglia, per documentare la presenza di anomala apertura dell’articolazione.

 

TRATTAMENTO

Il trattamento varia a seconda della gravità della lesione.

Nei casi più lievi, caratterizzati da distorsioni di lieve entità con semplice distrazione dei legamenti, è sufficiente l’applicazione di un bendaggio funzionale o di una semplice cavigliera per 2-3 settimane; nei primi giorni è ovviamente importante il riposo ad arto elevato, l’applicazione di ghiaccio, l’uso di antiinfiammatori.

Nei traumi di media entità con rottura parziale dei legamenti viene utilizzata una immobilizzazione in tutore bivalve che evita i movimenti di lateralità della caviglia, dannosi per la guarigione dei legamenti, ma permette movimenti di flessoestensione evitando la perdita di tono muscolare; in generale il tutore viene mantenuto per 3 settimane con carico a tolleranza.

Nei traumi di maggiore gravità con rottura completa dei legamenti si utilizza un tutore più rigido che blocca maggiormente la caviglia o il tutore bivalve precedentemente descritto per 4 settimane; anche in questo caso il carico è concesso a tolleranza.

Il trattamento chirurgico, cioè la sutura dei legamenti, non viene attualmente quasi mai utilizzato in quanto il risultato è pressochè analogo a quello ottenibile con il trattamento incruento.

Ovviamente è molto importante una corretta rieducazione alla rimozione del tutore in particolare per recuperare il tono muscolare e la propriocettività, cioè il controllo automatico dell’articolazione da parte dei muscoli satelliti.

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